Vai al contenuto

Parasite: la recensione

Bong Joon-ho sbaraglia tutta la concorrenza con una pellicola che ha del clamoroso

Recensione di Giuseppe Casamassima, 11 novembre 2019 · Voto: 5 su 5

Regia
Bong Joon-ho
Con
Song Kang-ho, Lee Sun-kyun, Cho Yeo-jeong, Choi Woo-shik
Anno
2019
Durata
132 minuti
Paese
Corea del Sud
Titolo originale
Gisaengchung

Un’analisi di Parasite, il film coreano che ha fatto innamorare i cinefili di tutto il mondo, non è cosa semplice da stilare. Bong Joon-ho infatti è riuscito a condensare in poco più di due ore di film elementi comici, drammatici, socioculturali, estetici (a tratti disturbanti) con una maestria innegabile. La critica l’ha osannato in coro unanime, decretandone il trionfo con la Palma d’oro a Cannes 2019. Il film, costato l’equivalente di 11 milioni di dollari, ne ha incassati più di 100 tra Corea del Sud e resto del mondo. Un successo planetario, che pone sotto la lente d’ingrandimento il fenomeno d’espansione massiccia che sta vivendo il cinema asiatico nei mercati globali. La Corea del Sud in particolare, culla di questa rivoluzione filmica, ha tutti gli occhi puntati addosso come mai finora. In attesa che questo popolo ci stupisca ancora, proviamo ad approfondire alcuni aspetti di Parasite, il film rivelazione di Bong Joon-ho.

Parasite racconta

Quest’anno sono state proiettate nelle sale svariate pellicole di qualità, forse più di quante se ne siano viste di recente in una singola annata. Basti pensare a come, solamente nel 2019, siano usciti al cinema film come Once Upon A Time In Hollywood, Joker e il più recente The Irishman. I tre sono d’altronde, con ogni probabilità, i principali candidati per la vittoria finale agli Oscar come “miglior film”. Nonostante ciò, l’uscita nelle sale di Parasite ha mischiato le carte in tavola. L’accoglienza è stata roboante, e per Bong Joon-ho non è rimasto altro che raccogliere i frutti dell’ottimo lavoro svolto. Ma, nello specifico, cosa ha portato quest’opera ad un risultato così straordinario?

In primis, Parasite racconta una storia. Nei tre film sopracitati la narrazione è sì di qualità, ma difetta in quanto a consistenza. Il regista coreano al contrario, attraverso la sua esposizione, eccelle nel dipingere sullo sfondo un quadro fedele del divario socio-economico vigente nella sua terra. In poche parole, racconta non solo una storia, ma una nazione intera. Il disagio è così tangibile che lo si riesce quasi ad odorare. Inoltre, la trama è contestualizzata in un ambiente culturale che l’osservatore occidentale medio non conosce, e ciò suscita curiosità e interesse. Questo è per giunta uno dei probabili motivi dell’ascesa del mercato asiatico: alla gente piace l’Asia, piace la sua cultura e piacciono le storie che questi popoli hanno da raccontarci.

Parasite cambia

Sono rari i casi in cui si riesce a mettere in atto un mix di generi in modo così abile e intelligente. Esempio recente è Us di Jordan Peele, che accorpa ad una trama horror elementi satirici in un connubio brillante. Tuttavia, in Parasite ciò accade in modo anticonvenzionale a dir poco. Il film è spaccato nettamente in due, dove ad una prima metà, dai toni pacati e tendenti alla commedia, si contrappone una seconda metà cupa, drammatica, graficamente violenta. Ciò chiaramente destabilizza, sciocca e crea scalpore, che è esattamente ciò che lo spettatore vuole.

Tuttavia, il drastico cambiamento dei toni narrativi non risulta forzato, anzi. Chi guarda il film si abitua ad un certo racconto per poi essere sconvolto di punto in bianco, ma ciò avviene in modo naturale. All’interno delle dinamiche che Bong Joon-ho ci propone ogni azione è giustificata, ogni atto istintivo ha una sua razionalità, ogni goccia di sangue ha motivo di essere versata. E noi, inermi mentre assistiamo al tutto, questo lo sappiamo bene.

Parasite stupisce

“Wow”.

Questa è la parola che ha potere di vita o di morte su di un film. Se il pubblico la pronuncia, quasi sicuramente seguiranno applausi scroscianti a fine proiezione. Parasite quella parola te la fa dire di continuo. Complice, come detto in precedenza, la struttura poliedrica del racconto, ma ci sono anche altri motivi. La scrittura della sceneggiatura è brillante, i dialoghi si adeguano ai ritmi incalzanti di una storia che non lascia dietro di sé nessun momento morto.

Proprio alla scrittura va fatto l’elogio per aver concepito personaggi così eclettici e imprevedibili. È grazie proprio a questi ultimi se l’andamento della storia è una montagna russa che non ti fa mai intuire dove potrà avere il suo picco più alto. Vette altissime vengono toccate anche a livello grafico, dove la regia di Bong Joon-ho e la fotografia di Hong Kyung-pyo creano quadri in movimento. Lo sfarzo armonioso della famiglia Park, i colori freddi e spenti che regnano nel sobborgo angusto della famiglia Kim: tutto è curato nei minimi dettagli. L’opera nel complesso stupisce di continuo, conducendoti mano nella mano in un climax finale che è talmente bello da farti saltare un battito.

Parasite è il film dell’anno

Se non si fosse già intuito, noi della redazione abbiamo già le idee chiare riguardo a chi meriterebbe la statuetta quest’anno. Il film rivelazione di Bong Joon-ho, che ha già stupito con Memories of Murder e The Host, ha lasciato critica e pubblico a bocca aperta. L’opera è capace di presentare il racconto di una nazione, portato avanti attraverso gli atti incoscienti di protagonisti senza scrupoli. Il tutto condito da un’estetica mozzafiato, da una recitazione di livello e da dei ritmi scanditi col metronomo.

Come già detto all’inizio di questa analisi, di film di qualità ne sono usciti molteplici quest’anno. C’è però differenza tra un ottimo prodotto e un prodotto frutto di un’intuizione geniale. Parasite è il risultato dell’innata bravura di un popolo nel saper narrare storie straordinarie. Come dice Robert McKee, famoso autore e sceneggiatore, nel suo libro Story:

“Gli asiatici raccontano storie magnifiche. In Oriente, gli artisti hanno la passione di raccontare storie e la capacità di farlo in modo splendido.”

Ora che tutti gli occhi sono inevitabilmente puntati sulla Corea del Sud, la curiosità riguardo a ciò che verrà è innegabile. Il mondo si è accorto di questo paese in piena prosperità creativa, dopo anni d’ingiustificato silenzio. Le grandi distribuzioni hanno cominciato a muoversi, esportando l’arte orientale in tutti i paesi del globo. Alla luce di tutto ciò, Parasite di Bong Joon-ho funge da manifesto, portavoce di una terra piena zeppa di storie che aspettano solo di essere raccontate.

Argomenti: Cannes 2019, Bong Joon-ho, Cinema coreano

Altri articoli su FILMONI